Addio… fosse solo un altro anno….

Mi manchi…e ci sono mancanza contro cui non puoi combattere.
Come consiglio darei quello di non avere rimpianti, di mandarli quei messaggi in cui vogliamo dire qualcosa.
Ma in questo caso posso solo gridarlo ad una stella…
Mancano i tuoi abbracci, le poesie recitate all’improvviso. Le chiamate seduti a terra, spalle al muro. Mancano i tuoi occhi, il tuo modo di dire “ti voglio bene”. Manca vederti strappare la maglietta per attirare attenzione.
Mancano quei discorsi esistenziali sulla vita e sulla famiglia.
Mancano le tue girate di testa.
MANCHI.
Sotto un altro traguardo, dedicato a te più di tutti, a quei momenti in cui sola piangevo in silenzio, ma sola non lo ero mai.
Tu accanto a me ad ogni passo, a proteggermi ogni volta che la vita sembrava volesse portarmi via. Tu che mi hai insegnato a vivere e non sopravvivere…
Tu sei la persona a cui devo più di tutto, devo me stessa, la persona che volevo diventare e che oggi sono, grazie solo ed unicamente a te.
Sono passata da essere te a trovare me… ma in me c’è sempre un po’ di te.
E piango… piango perché vorrei poterti sentire ancora, sentire ancora le tue mani nelle mie, rifugiarmi in un tuo abbraccio, sentire il tuo odore, il tuo profumo indelebile nella mia memoria.
In un anno di così tante perdite importanti, a cui vorrei dire ancora una volta “ti voglio bene” perché seppure detto non bastano mai quando non puoi più farlo, resti sempre tu all’apice di tutta questa impossibilità di dire addio. Non riesco. Proprio non ce la faccio.
Persone reali con cui dividi parte della tua vita le devi lasciar andare per il troppo rancore che si respira, per la troppa immaturità, per il troppo dolore e poi ci sono dolori che neanche si immaginano e vorresti spiegare, ma la gente vive per massime e agisce per ipocrisia.
Tu manchi, e mancano loro che non posso più stringere in un abbraccio.
E sorrido, vado avanti e sorrido felice, perché mi godo quegli attimi di felicità che la vita mi regala.
Combatterò a denti stretti questa battaglia che è la vita, per te e per voi.
Lo giuro.
Mancanze.

 

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Inesorabile avanza…

Tempo.
Crediamo sempre di avere tempo.
La verità è che non c’è tempo, non ce n’è affatto.
Provo rabbia per questo tempo che avanza e che non ti lascia scampo. Rabbia perché un giorno è tutto “normale” e il giorno dopo cadi a pezzi. Il giorno dopo ci sono vuoto, malessere, tristezza che non puoi curare ma sentire, li vivi. Sei immobile.
Rabbia perché vedo tanta gente nascondersi dietro la paura e restare ferma mentre l’unica paura che provo davvero è quella di non poter fare niente.
Vorrei gridare.
Vorrei dire a tutta questa gente che sono vivi, che possono scegliere, scoprire, vivere, avere affetti, provare emozioni, sentimenti.
Vorrei scuoterle con forza e fargli capire che sono loro stesse il limite che si impongono.
Vorrei dirgli di non perdere tempo…
vorrei dirgli di non perdere le cose buone che incontrano, perché alcune persone andranno via ma altre le manderemo via noi per paure che non ci faranno vivere.
Vorrei dirgli di provare e vivere ogni singola emozione perché ci renderà meno aridi e non ci farà mai rimpiangere il tempo vissuto, Ci lascerà un posto nel cuore di qualcuno in cui saremo indimenticabili. E alla fine dei conti quella sarà l’unica cosa importante.
Vivete cazzo! Vivete.
Oggi è solo un giorno, ma tutto può succedere.

Chiamale se vuoi…”emozioni”!

Mi piace definirli “5 min in paradiso”. Quando tutto si sta muovendo e tu inizi a scalciare cercando di muoverti e in realtà resti ferma. Quando hai un umore altalenante. Quando una serata ti sembrava conclusa, ti ho visto. Eri stupenda, ferma, immobile. Eri un sogno, il mio.Un giro sul lungomare con il vento in faccia, le marce che andavano e l’adrenalina che saliva.

Ancora ti sogno.

Ancora giri nel sangue, come un’emozione che non va più via.

Io la chiamo felicità.

Hai rimesso tutto in ordine.

 

Voler Bene

Il “bene”.

Forse ne parlano in tanti, molti lo predicano nei confronti di amici, familiari, Ma in realtà, la domanda è: quando vogliamo davvero bene a qualcuno?

Incontriamo molte vite lungo la nostra strada, molti ci apprezzeranno e molti non lo faranno. Mi chiedo: quante anime in realtà conosciamo?

il “voler bene” è ormai inflazionato, “l’anima” è ormai inflazionata.

Ogni giorno che passa ci chiudiamo sempre più e mostriamo sempre meno della nostra anima, a noi stessi e agli altri, perché forse impariamo a tutelarci e a proteggerci.

Non vivono meglio i bambini che hanno l’anima negli occhi, e godono della vera felicità, quella che più cresciamo e più rincorriamo? Forse perché godono di poca memoria per le cose brutte, tendono a far prevalere la gioia e quindi sono sempre entusiasti.

Se penso al voler bene penso alle persone che stimo, alle persone a cui non farei mai del male e che accetto con tutti i loro difetti e trovo il giusto modo di conviverci, così come poi loro faranno con me. Si cerca il proprio posto nella vita di qualcuno, piano piano, e ci si ferma nel posto più comodo per entrambi. Se penso alle persone a cui voglio bene penso a persone che ho imparato a conoscere e che cerco di non ferire, con parole o gesti, e capiterà,  perché non siamo perfetti ma sarà un promemoria per non ripetersi.

Diffido delle persone che dicono di voler bene ma che non fanno altro che ferirti in tanti piccoli modi, delle volte impercettibili affinché tu non te ne accorga e poi finisce che ti abitui a dipendere dal “dolore” che ti provocano.

Ok, forse così è ancora troppo generale, perché infondo nella psicologia delle persone esiste la paura che confonde le carte.

Ripetiamo. Diffido di chi dice che ti vuol bene ma che ti ferisce in tanti piccoli modi impercettibili, se nella sua vita non si trova nessuno a cui voglia bene prendendosene cura senza riserve.

Quando le carte in gioco invece sono così mischiate, quando nella loro vita hanno qualcuno a cui dimostrano il loro bene spontaneo allora quella si chiama paura, e forse ci vuole un po’ prima che sia chiaro tutto il quadro. Probabilmente avranno un rapporto quasi di “dipendenza” da quelle persone che ancora le tengono ancorate a quella parte della loro anima non facendola svanire nel nulla. Cambierete voi, cambieranno loro e alla fine tenderanno a farvi andare via perché sono incapaci di farlo, pur stando male. Le persone che vi voglio male, mascherandolo da bene ne traggono giovamento. Queste sono persone, invece, che hanno paura della vita, di voi e di dove pensano che potrete arrivare nel loro cuore, che custodiscono gelosamente e con una paura che forse voi non immaginerete mai. Lo credono anestetizzato.

Vi auguro di rendervene conto in tempo per non dargliela vinta e lottare contro i muri che vi alzano in faccia e contro i mostri che vi appendono addosso. Vi auguro di vincere questa battaglia perché vorrà dire che porterete nella loro anima il sapore nuovo della vita e dell’affetto che  chi non era nei “piani” è capace di dare. Vi auguro di stare bene per essere in grado di riuscirci.

Due persone “ammaccate” o si salvano o si distruggono.

Ve lo auguro perché io la mia battaglia l’ho persa ma ho imparato a riconoscere le paure altrui in un modo così chiaro che neanche pensavo fosse possibile.

Ogni relazione è uno specchio, fate in modo che la loro visione deformata non deformi anche il vostro modo di vedere lo specchio.

Vi auguro sempre battaglie da cui potrete imparare, perché ogni secondo è buono per imparare qualcosa, nel bene o nel male.

Poesie notturne

Non era amore,

Forse più il disperato bisogno che qualcuno ci salvasse.

Intanto io morivo,

tu morivi,

e nella mancanza siamo morte entrambi.

Tu hai scoperto che eri viva,

io che potevo sognare ancora.

L’affetto è premura,

tu eri rabbia verso il mondo.

Mi hai ferito, incurante di tutto.

Sono andata via amandomi prima di tutti,

perché dove non c’è comprensione non esiste affetto, pensavo.

Conosci il “nemico” e saprai come “addomesticarlo”, praticavi.

Hai tolto tutto cio che avevi messo in gioco impulsivamente.

Immobile hai lasciato a me l’arduo compito di non voltarmi.

Intanto ti penso,

intanto mi manchi.

Sopravvalutare è meglio che sottovalutare,

e io l’ho fatto.

Ció che non cerchi non ti interessa.

La paura può essere freno potente.

Ritorni al solito gioco con te unica perdente.

Il dolore vuol dire che sei vivo.

Vivo.

Sorrido.

Bevo.

Gioisco.

 

 

Poesia di notte

Nel passato un provarci

nel presente un ignorarci.

Rileggo la vita

E ci trovo dentro la voglia

affronto la salita

e si stacca una foglia.

Vedo la paura

e intanto si precipita dopo l’altura.

Leggimi e sorprendimi… aria.

 

Silenzi di parole.

Tante parole è così poca coerenza con i fatti. Tutti bravi a giudicare e parlare ma nessuno che agisca secondo quanto detto.

Quanta superficialità nel pronunciare parole con un significato così profondo come “ti amo”, “ti voglio bene”.

Voler bene vuol dire proteggere e difendere quella persona da cose che potrebbero ferirla. Una parola, un gesto, un comportamento. Voler bene è premura.

Scelgo il silenzio. Lo scelgo perché avrei così tanto da dire, forse anche scaricare rabbia che preferisco scaricare in altro modo, scrivendo. Scelgo il silenzio perché so che alcune di queste cose che avrei da dire potrebbero ferire e… voglio bene, quindi taccio. Scelgo il silenzio perché so che anche le parole che non ferirebbero verrebbero fraintese, caricate di un significato diverso da quello che vorrei. Scelgo il silenzio perché quando sai che le tue parole non verrebbero capite ci vuole maturità nel saper scegliere di non sprecarle.

Detesto gli addì, detesto le cose in sospeso, detesto le mancanze. Succedono così tante cose intorno a noi che pensare a cose del genere che potrebbero essere risolte con tanta semplicità mentre si preferisce complicare la vita mi fa tanto male, è così stupido. Un giorno ci sei, l’altro chissà. C’è così tanta superficialità mascherata da saggezza e mi rendo conto di quanta ipocrisia ci sia intorno a noi.

Ognuno vede ciò che vuole vedere, e non è detto che il mio sia il modo giusto o quello di chiunque altro. Ho imparato con il tempo che dove c’è rabbia c’è una visione distorta, dove una persona vede ciò che altri 100 non vedono o è più avanti degli altri o è nella convinzione errata di essere più intelligente. Ho imparato a lasciare andare chi non vuol restare e ho imparato che spesso chi ti allontana senza andarse alla fine ha solo paura. Ho imparato che chi ha tanta paura di te e non sa come affrontarla tende a distruggerti. Ho imparato a dare valore al tempo e alla semplicità, semplice che non vuol dire facile. Ho imparato che chi è brutto dentro lo è con tutti, altrimenti sta solo avendo paura del mondo se alza muri.

E poi impari che il tempo è un grande amico. Tutto quello che ho imparato alla fine può anche non tornare utile se le persone le perdi comunque ma alla fine ciò che avevi visto arriverà, e tu avrai la soddisfazione di non aver sbagliato.

Perfetto – Imperfetto

Guardarsi indietro è strano. Ti vedi ma non ricordi cosa volesse dire essere nei tuoi panni di allora. Ricordi i divertimenti, le risate, i litigi. Oggi ci ridi su ripensando a tutte quelle cose stupide che al momento sembravano così importanti. Ma è una sensazione così strana.

In silenzio, a un tavolino, dopo un giro di libertà e scoperta, ti guardo e mi sento al posto giusto.

Il modo in cui mi guardi, con così tanto orgoglio per la persona che sono caratterialmente, per la stima nelle mie capacità in cui tu hai creduto per primo e anche quando a dubitare ero stesso io, il modo in cui mi leggi negli occhi e capisci sempre di più di quello che dico o che non riesco a spiegare.

Hai sempre provato stima per il mio modo di vivere e di stare bene nonostante tutto, anche quando entrambi eravamo a terra e tu hai aiutato me e io te. Mi hai insegnato a essere se stessi, e da allora è diventato il mio metro di giudizio in ogni relazione. Sembra cosa da poco, ma se non stai bene non puoi fare del bene agli altri.

Una frase banale ma piena di significato se ci si riflette su per chi, come me, la applica alla propria vita.

Una persona insoddisfatta tende a scaricare sulle persone che gli sono accanto le proprie frustrazioni e si appiglierà ad ogni cosa fuori posto.

la felicità è fatta di imperfezione. Un momento “perfetto” lo fa l’emozione che proviamo quando lo viviamo. Ripensando a freddo a quel momento cambieremmo sicuramente qualcosa razionalmente, ma se ci pensiamo ci ha già colpito così come è stato. La perfezione non esiste, esiste l’attimo che ti rapisce il cuore e rende tutto perfetto.

Probabilmente non sono riuscita a far capire cosa sento a parole ma l’unica parola che mi viene in mente per descrivere i miei momenti perfetti è: NOI!

 

Giuro.

Chissà quante risate ti starai facendo. Chissà quanti “vaffanculo” e “stronza” starai dicendo da lì a vedere tutti i casini. Immagino i toni, la faccia e te che ti agiti a fare il caffè. Immagino di incontrarti per strada, di chiamarti per raccontarti le cose assurde che capitano. Tutti i dettagli che aggiungevo ai racconti fatti da altri e tu ripetevi sempre più decisa le “tue” parole. L’abitudine del buongiorno al mattino per telefono gridato. Il vuoto è di chi resta. Tre mesi eppure sembra ieri. Ho corso trascinata dagli eventi per non sentire nulla, sapendo che appena mi fossi fermata sarei sprofondata. È successo. Poi ho pensato a te e ho sorriso, mi sono rialzata e ho ripreso a camminare. A tutti i problemi che problemi non sono, a tutte le lacrime versate, alle persone che abbiamo permesso ci ferissero. Un emozione non è mai peccato. Speravi il “meglio” e quel “meglio” voglio conquistarlo per renderti orgogliosa di ciò che hai lasciato e insegnato. Quanto tempo sprecato a non fare nulla. Quanto tempo poteva essere vissuto diversamente. Quanto tempo abbiamo vissuto senza capirlo, senza viverlo davvero, senza fare nulla per cambiare ciò che non ci piaceva. Insegna anche fermarsi a respirare, a ordinare la testa e il cuore. E sarò felice, delle piccole cose. E sorriderò a sentire la parola “stronza”, “vaffanculo”, “bertuccia”. Sorriderò e vivrò!

Giuro!