Silenzi di parole.

Tante parole è così poca coerenza con i fatti. Tutti bravi a giudicare e parlare ma nessuno che agisca secondo quanto detto.

Quanta superficialità nel pronunciare parole con un significato così profondo come “ti amo”, “ti voglio bene”.

Voler bene vuol dire proteggere e difendere quella persona da cose che potrebbero ferirla. Una parola, un gesto, un comportamento. Voler bene è premura.

Scelgo il silenzio. Lo scelgo perché avrei così tanto da dire, forse anche scaricare rabbia che preferisco scaricare in altro modo, scrivendo. Scelgo il silenzio perché so che alcune di queste cose che avrei da dire potrebbero ferire e… voglio bene, quindi taccio. Scelgo il silenzio perché so che anche le parole che non ferirebbero verrebbero fraintese, caricate di un significato diverso da quello che vorrei. Scelgo il silenzio perché quando sai che le tue parole non verrebbero capite ci vuole maturità nel saper scegliere di non sprecarle.

Detesto gli addì, detesto le cose in sospeso, detesto le mancanze. Succedono così tante cose intorno a noi che pensare a cose del genere che potrebbero essere risolte con tanta semplicità mentre si preferisce complicare la vita mi fa tanto male, è così stupido. Un giorno ci sei, l’altro chissà. C’è così tanta superficialità mascherata da saggezza e mi rendo conto di quanta ipocrisia ci sia intorno a noi.

Ognuno vede ciò che vuole vedere, e non è detto che il mio sia il modo giusto o quello di chiunque altro. Ho imparato con il tempo che dove c’è rabbia c’è una visione distorta, dove una persona vede ciò che altri 100 non vedono o è più avanti degli altri o è nella convinzione errata di essere più intelligente. Ho imparato a lasciare andare chi non vuol restare e ho imparato che spesso chi ti allontana senza andarse alla fine ha solo paura. Ho imparato che chi ha tanta paura di te e non sa come affrontarla tende a distruggerti. Ho imparato a dare valore al tempo e alla semplicità, semplice che non vuol dire facile. Ho imparato che chi è brutto dentro lo è con tutti, altrimenti sta solo avendo paura del mondo se alza muri.

E poi impari che il tempo è un grande amico. Tutto quello che ho imparato alla fine può anche non tornare utile se le persone le perdi comunque ma alla fine ciò che avevi visto arriverà, e tu avrai la soddisfazione di non aver sbagliato.

Perfetto – Imperfetto

Guardarsi indietro è strano. Ti vedi ma non ricordi cosa volesse dire essere nei tuoi panni di allora. Ricordi i divertimenti, le risate, i litigi. Oggi ci ridi su ripensando a tutte quelle cose stupide che al momento sembravano così importanti. Ma è una sensazione così strana.

In silenzio, a un tavolino, dopo un giro di libertà e scoperta, ti guardo e mi sento al posto giusto.

Il modo in cui mi guardi, con così tanto orgoglio per la persona che sono caratterialmente, per la stima nelle mie capacità in cui tu hai creduto per primo e anche quando a dubitare ero stesso io, il modo in cui mi leggi negli occhi e capisci sempre di più di quello che dico o che non riesco a spiegare.

Hai sempre provato stima per il mio modo di vivere e di stare bene nonostante tutto, anche quando entrambi eravamo a terra e tu hai aiutato me e io te. Mi hai insegnato a essere se stessi, e da allora è diventato il mio metro di giudizio in ogni relazione. Sembra cosa da poco, ma se non stai bene non puoi fare del bene agli altri.

Una frase banale ma piena di significato se ci si riflette su per chi, come me, la applica alla propria vita.

Una persona insoddisfatta tende a scaricare sulle persone che gli sono accanto le proprie frustrazioni e si appiglierà ad ogni cosa fuori posto.

la felicità è fatta di imperfezione. Un momento “perfetto” lo fa l’emozione che proviamo quando lo viviamo. Ripensando a freddo a quel momento cambieremmo sicuramente qualcosa razionalmente, ma se ci pensiamo ci ha già colpito così come è stato. La perfezione non esiste, esiste l’attimo che ti rapisce il cuore e rende tutto perfetto.

Probabilmente non sono riuscita a far capire cosa sento a parole ma l’unica parola che mi viene in mente per descrivere i miei momenti perfetti è: NOI!

 

Giuro.

Chissà quante risate ti starai facendo. Chissà quanti “vaffanculo” e “stronza” starai dicendo da lì a vedere tutti i casini. Immagino i toni, la faccia e te che ti agiti a fare il caffè. Immagino di incontrarti per strada, di chiamarti per raccontarti le cose assurde che capitano. Tutti i dettagli che aggiungevo ai racconti fatti da altri e tu ripetevi sempre più decisa le “tue” parole. L’abitudine del buongiorno al mattino per telefono gridato. Il vuoto è di chi resta. Tre mesi eppure sembra ieri. Ho corso trascinata dagli eventi per non sentire nulla, sapendo che appena mi fossi fermata sarei sprofondata. È successo. Poi ho pensato a te e ho sorriso, mi sono rialzata e ho ripreso a camminare. A tutti i problemi che problemi non sono, a tutte le lacrime versate, alle persone che abbiamo permesso ci ferissero. Un emozione non è mai peccato. Speravi il “meglio” e quel “meglio” voglio conquistarlo per renderti orgogliosa di ciò che hai lasciato e insegnato. Quanto tempo sprecato a non fare nulla. Quanto tempo poteva essere vissuto diversamente. Quanto tempo abbiamo vissuto senza capirlo, senza viverlo davvero, senza fare nulla per cambiare ciò che non ci piaceva. Insegna anche fermarsi a respirare, a ordinare la testa e il cuore. E sarò felice, delle piccole cose. E sorriderò a sentire la parola “stronza”, “vaffanculo”, “bertuccia”. Sorriderò e vivrò!

Giuro!

Positività.

Scegliamo cosa leggere, scegliamo come voler vivere, scegliamo da cosa farci condizionare e da cosa non farlo. Potrai fare tutte le cose positive del mondo ma viviamo in una società, di relazioni, e sta a chi decifra i nostri comportamenti, le nostre parole, come leggerle. Chi vuole leggere male le cose lo farà e tu non potrai fare nulla per cambiare questo. Bisognerebbe liberarsi dall’approvazione altrui, dall’agire in base a come verranno lette le nostre azioni. Chi vuole leggere male le cose lo farà, anche se agite con il migliore degli intenti. Non potete cambiare la gente ma potete scegliere di essere quello che volete, di sfuggire da questa malsana approvazione a “tutti i costi”. Agite come vi sentite, nel rispetto degli altri. Quando sbagliate siate umili ed ammettetelo, e non per approvazione di altri, ma per voi stessi. Riconoscere i propri errori è segno di maturità e umiltà, mettersi in discussione non è da tutti. Cambiate ciò che di voi non vi piace, per voi. Chi vi apprezza lo noterà e chi non lo fa non importa, non era in grado di leggere quello che di buono c’era in voi. Non siete per tutti, siete per chi vi apprezza e vi sceglie. Per chi decide di scoprirvi. C’è sempre una doppia scelta per leggere gli atteggiamenti altrui, voi scegliete quella positiva, quella che vi farà vedere il buono in ogni cosa, quella che vi farà arricchire delle piccole cose, forse insignificanti ma di grande valore, quella che nonostante tutto darà valore al momento. E chi se ne frega che leggeranno scegliendo l’altra strada, non potete cambiare la gente. Agite per voi e per il bene delle persone a cui tenete. Un loro sorriso varrà la pena per tutti gli insulti. Chi non capirà ha fatto la sua scelta, voi fate la vostra. Voi vivete. Riempitevi. Sbagliate e ammettetelo. Siate “deboli” ma pieni. Ricordatevi il buono e imparate dalle cose cattive. Piangete se è il caso, ma non ferite. Le parole dette nella rabbia spariscono dalla vostra mente ma restano nell’anima agli altri. Pensate prima di parlare, se ci riuscite. Siate positivi verso una vita che di bastonate ne da gratuite, anche se non le meritate. Dopo la tempesta vien sempre il sole. Vogliate bene a chi lo merita, e anche a chi non lo fa. Riempitevi di bene. Riempitevi di positività. Ridete perche quella curva solleva chi vi sta accanto, e la positività solleverà voi stessi. La positività è azioni non parole. I pregiudizi privano voi delle persone e gli altri della vita. Lasciatelo fare ma voi non fatelo. Rendono poveri e chiusi alla vita. Fanno vivere nella paura. Una vita nella paura è una vita non vissuta.

 

Pensieri – Emozioni

“Se non cresci è come dire che sei morto!  Puoi essere motivato, più che dal bisogno di rimediare alle tue deficienze, dal desiderio di crescere.  È già sufficiente riconoscere di poter sempre crescere, migliorare, diventare qualcosa di più grande.”

Sono le parole appena lette, tratte da un libro di psicologia, riguardante le zone errore in cui “cadiamo” mentre affrontiamo la vita. Leggendo poche pagine, con lo giusto spirito, quello di un autoanalisi, già si percepiscono gli errori comuni che si commettono vivendo. Errori che si intromettono tra te e la felicità. È più facile avere atteggiamenti distruttivi che perseguire la felicità, nonostante questa sia una condizione alla quale tendiamo fin da piccoli spontaneamente. Tuttavia capita che lungo il cammino ci si trovi di fronte a problemi, impedimenti, ansie, paure, scelte. Non godiamo del momento presente e lo impieghiamo per programmare il futuro o viverlo nel passato. È paradossale rendersi conto come una domanda, fatta in un modo piuttosto che in un altro possa fare la differenza.

“Mi offendi” o ” mi sono offesa per le cose che mi hai detto e per quello che hai pensato di me”

in realtà potrebbe sembrare siano due frasi che esprimono lo stesso sentimento di offesa, ma in verità sono differenti. Le emozioni sono direttamente collegate ai nostri pensieri. Nel primo caso scarichiamo la responsabilità della nostra emozione, negativa, nell’altro interlocutore, mentre nel secondo caso esprimiamo un emozione derivante dal pensiero che abbiamo avuto in seguito a parole che non ci sono piaciute. Siamo padroni della nostra emozione. Capiamo da cosa deriva, da quale pensiero, e scegliamo noi come affrontarlo e quale emozione vivere. Le emozioni derivano dai pensieri. I pensieri possiamo gestirli, quindi possiamo gestire le emozioni. La chiave è tutta qui.

Pensieri positivi.

IMPARIAMO!

Under construction

Ti salverai. Si salveranno. Tutti si salvano. E se non riescono a salvarsi insieme lo faranno separatamente. È un eterna lotta alla sopravvivenza. Persone “ammaccate” si incontreranno e potranno curarsi o distruggersi a vicenda, sta a loro la scelta. I rapporti sani sono vicendevolmente costruttivi , siano essi di amicizia o amore. Potrai trarne tutti gli insegnamenti che vuoi, ma ci vuole anche la gratificazione di aver fatto qualcosa di buono. Se non avverrà avrai, si, commesso degli errori e proprio di quelli dovrai fare insegnamento, ma ti sarai arricchito e andrà bene così. Puoi scegliere come vivere il cambiamento, e gli altri sceglieranno il loro, se ci sarà.

Tutto così semplice ma quando in ballo entrano le paure, i pregiudizi, le emozioni? Tutto si complica. Si perde la semplicità delle cose. L’affetto, la lettura di un gesto. Bisogna mettersi in discussione, nel bene e nel male.

La vita è una! Se pensassimo di morire domani cosa sceglieremmo di fare? Di cosa sentiremmo la mancanza? Di tutti quei baci che avremmo voluto dare, di tutti quei “mi manchi” che avremmo voluto dire, di tutte le chiamate che avremmo voluto fare. Quando si trova qualcosa di puro, vero, che ti fa uscire da quel torpore in cui vivevi, varrebbe la pena di viverlo senza riserve, qualunque esso sia. Dove c’è riserva non c’è spontaneità. Dove c’è riserva non esiste “perfezione” che tenga.

“Non permettere a nessuno di farti sentire sbagliata solo perché non sei adatta a stare con quella persona!” Mi è stato detto giorni fa, ed oggi più che mai lo sento mio.  Non farò mai sentire qualcuno inadatto per questo. L’essere inadatti allo stare insieme risiede nei valori differenti, tutto il resto se si vuole da entrambe le parti si modifica.  Ho provato cosa vuol dire, e nonostante di errori ne abbia commessi, e ne commetterò, una cosa la so, quanto valgo. L’ho capito grazie alle persone che mi conoscono e mi amano. L’ho capito guardando negli occhi di chi amo e  mi ama. Quegli occhi che mi leggono senza riserve. Quegli occhi che leggono i miei pregi e i miei difetti e mi accettano come sono, pur facendomeli notare. Quegli occhi che anche nell’errore mi ameranno sempre. Quegli occhi che sento, ascolto, e mi servono a capire le tremila facce della vita. Quegli occhi davanti ai quali mi spoglio di ogni maschera, essendo semplicemente me stessa, in un mondo dove di maschere ce ne sono tante e di volto pochi, come diceva Pirandello. Ama la semplicità. Ama la trasparenza. Impara ad ascoltarti. Sarai la persona con cui passerai più tempo, ed è meglio che sia un tempo fatto di introspezione e conoscenza, in cui ti amerai, ti odierai ma uscirai cosciente di qualcosa.

In ogni caso CRESCO. In ogni caso vivo. In ogni caso sogno.

So chi voglio essere e lo diventerò. Continuo a cambiare. Incessantemente imparo.

Stop – go

Quando è il momento esatto di voltare pagina? Non è universale, varia da situazione a situazione. Forse nel momento in cui non fa più bene. Ma quando non fa più bene? Quando vedi che si perde la semplicità, quando vedi che infondo la tua persona non arriva. Quando vedi che la tua caratteristica positiva non viene trasmessa. E non importa forse molto dei reali motivi, resta il dato di fatto. E puoi provare a cambiare, a capire, ma lo farai sempre per te stesso. Il cambiamento se non arriva deve restare a te, in positivo. Ma quando ti spegni, quando perdi le forze, quando nonostante ti affanni non cambi i risultati, quello forse è il momento giusto.

“La vera rivoluzione sarà cambiare te stesso!”

guardi le persone a te care, che sanno si i tuoi difetti, ma ti danno valore per i pregi e quei difetti poi possono risultare addirittura inestistenti nel complesso.  Tutti abbiamo dei difetti, chi non li considera non sarà mai oggettivo. Le vedi sorridere, le vedi stare bene, le senti dire che fai bene e allora capisci. Capisci che l’unica cosa che conta è fare del bene. Ti riempie. Dove non arrivi sarà una sconfitta si, ma devi almeno averci provato. Il tempo si spreca quando non tenti, e se fallisci andrà bene lo stesso. E quando non sarà rimasto nulla di te, nulla del tuo positivo, non pensare mai di aver perso tempo. Gli insegnamenti arricchiscono le persone. Hai sempre a che fare con altre persone, si gioca sempre in due. Capiterà il tempo sbagliato, capiterà di venirsi incontro ma mai contemporaneamente, capiterà di non voler crescere insieme.  La più grande conquista è aver capito che non devi mai spegnerti. E quando ti perdi guarda negli occhi coloro che credono in te, che ti amano, che ti fanno crescere, che aiuti e ti aiutano. Loro sono il tuo specchio. Loro sanno chi sei.

Sorridi che il tuo sorriso serve, agli altri e a te.

Linguaggio

Nasciamo come animali, ci evolviamo, sbagliamo, impariamo, cambiamo. Siamo dotati di intelligenza e della “parola”. Cos’è il linguaggio? È la capacità di comunicare, esprimersi. Permette di distinguere rapporti, strutturare conversazioni. Un mezzo Implicito, sociale, per capire e farsi capire. Quando si smette di capire? Quando si smette di ascoltare? Quando si smette di parlare? Quando non vi è lo stesso interesse e la stessa voglia di conoscersi, in qualunque tipo di rapporto, che tutto collassa. Implode. Dipende dalla volontà. Il linguaggio è stato reso universale. Il dialogo può riempirti come svuotarti. A te la scelta. Decidere quanto ne valga la pena.

Ma nonostante tutto per parlare bisogna avere un interlocutore, è la cosa primaria. Con noi stessi possiamo dialogare quanto vogliamo, ma il confronto… il confronto è tutt’altro. Per il confronto ci servono le persone. Per crescere servono i rapporti sociali. Per un sano rapporto sociale serve comprendersi e avere voglia di farlo. Serve mettersi in gioco. Serve mettersi in discussione. Serve farlo sempre insieme a qualcuno. Non si può obbligare nessuno. Decidi tu se farlo essere costruttivo o non aspettare che ti svuoti rubando il tuo tempo.

Tempo.

Grande cosa il tempo. Un bene prezioso, che una volta trascorso non si riavvolge. Si imprime nella testa come un ricordo. Sempre a te la scelta di come volerlo ricordare, di cosa voler realmente imparare. Scegliere cosa ricordare. Scegliere cosa vivere.

A te la scelta se vivere o sopravvive.

A te la scelta se correre o restare fermi.

A te la scelta di come spenderlo, il tempo.

A TE LA SCELTA.

Incessantemente.

Mancanze. Cos’è una mancanza? Vieni privato di una parte di te. Nessuno ti ha avvisato. Non eri pronto. Ti trovi vuoto.
Apri gli occhi la mattina. Ti alzi. Puoi decidere. Inizi a correre o decidi di camminare? Anestesia. Momentaneamente.
Cosa ti è successo? Non chi sei, ma come sei dentro. Sono attimi. Esisti fino all’attimo in cui non esisti più uguale.
Cambiamenti. Niente è incessante eccetto il cambiamento.
Vivi. Non sei solo. Cosa è vivere se non cambi. Cambiare è mettersi in gioco. Sfidare. Perdere o vincere, chi lo decide in fondo? Sono punti di vista. Puoi scegliere di imparare o di perdere qualcosa. “La tua vera rivoluzione sarà cambiare te stesso.” Cantavano.
Ricordi. Bruciano. Tagliano. Ti spezzano. Ti ricordano da cosa sei venuto fuori. Vivi il dolore e ne uscirai vincente, ignoralo e avrà vinto te.
Benedetta innocenza, quella dei bambini. Dove la perdi esattamente? Quando accade che ti alzi e hai smesso di sognare?
Un sogno, cos’è un sogno? È ciò che ti rende vivo. Ciò che ti da un luccichio negli occhi. Ciò che ti distingue da chi vive di abitudini, stereotipi. Picasso diceva “tutto siamo stati bambini. Il difficile è restarlo da grandi.”
Dove sei finito?
Volgi lo sguardo a uno specchio. Osservati. Scruta i tuoi occhi. Non potrai sbagliarti. In essi c’è tutto ciò che eri, tutto ciò che hai perso è tutto ciò che provi. Tutto ciò che sarai. Agli altri concedi spicchi, tu conosci la chiave per leggerli senza ombre. Puri. Sono la tua storia.
Piangi. Respira. Alzati. Sorridi.

“Posso dirti una cosa da bambino???
Esci di casa! Sorrdi!! Respira forte!!!
Sei vivo!!!…cretino….” (Cit)