Giuro.

Chissà quante risate ti starai facendo. Chissà quanti “vaffanculo” e “stronza” starai dicendo da lì a vedere tutti i casini. Immagino i toni, la faccia e te che ti agiti a fare il caffè. Immagino di incontrarti per strada, di chiamarti per raccontarti le cose assurde che capitano. Tutti i dettagli che aggiungevo ai racconti fatti da altri e tu ripetevi sempre più decisa le “tue” parole. L’abitudine del buongiorno al mattino per telefono gridato. Il vuoto è di chi resta. Tre mesi eppure sembra ieri. Ho corso trascinata dagli eventi per non sentire nulla, sapendo che appena mi fossi fermata sarei sprofondata. È successo. Poi ho pensato a te e ho sorriso, mi sono rialzata e ho ripreso a camminare. A tutti i problemi che problemi non sono, a tutte le lacrime versate, alle persone che abbiamo permesso ci ferissero. Un emozione non è mai peccato. Speravi il “meglio” e quel “meglio” voglio conquistarlo per renderti orgogliosa di ciò che hai lasciato e insegnato. Quanto tempo sprecato a non fare nulla. Quanto tempo poteva essere vissuto diversamente. Quanto tempo abbiamo vissuto senza capirlo, senza viverlo davvero, senza fare nulla per cambiare ciò che non ci piaceva. Insegna anche fermarsi a respirare, a ordinare la testa e il cuore. E sarò felice, delle piccole cose. E sorriderò a sentire la parola “stronza”, “vaffanculo”, “bertuccia”. Sorriderò e vivrò!

Giuro!

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