Chiamale se vuoi…”emozioni”!

Mi piace definirli “5 min in paradiso”. Quando tutto si sta muovendo e tu inizi a scalciare cercando di muoverti e in realtà resti ferma. Quando hai un umore altalenante. Quando una serata ti sembrava conclusa, ti ho visto. Eri stupenda, ferma, immobile. Eri un sogno, il mio.Un giro sul lungomare con il vento in faccia, le marce che andavano e l’adrenalina che saliva.

Ancora ti sogno.

Ancora giri nel sangue, come un’emozione che non va più via.

Io la chiamo felicità.

Hai rimesso tutto in ordine.

 

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Voler Bene

Il “bene”.

Forse ne parlano in tanti, molti lo predicano nei confronti di amici, familiari, Ma in realtà, la domanda è: quando vogliamo davvero bene a qualcuno?

Incontriamo molte vite lungo la nostra strada, molti ci apprezzeranno e molti non lo faranno. Mi chiedo: quante anime in realtà conosciamo?

il “voler bene” è ormai inflazionato, “l’anima” è ormai inflazionata.

Ogni giorno che passa ci chiudiamo sempre più e mostriamo sempre meno della nostra anima, a noi stessi e agli altri, perché forse impariamo a tutelarci e a proteggerci.

Non vivono meglio i bambini che hanno l’anima negli occhi, e godono della vera felicità, quella che più cresciamo e più rincorriamo? Forse perché godono di poca memoria per le cose brutte, tendono a far prevalere la gioia e quindi sono sempre entusiasti.

Se penso al voler bene penso alle persone che stimo, alle persone a cui non farei mai del male e che accetto con tutti i loro difetti e trovo il giusto modo di conviverci, così come poi loro faranno con me. Si cerca il proprio posto nella vita di qualcuno, piano piano, e ci si ferma nel posto più comodo per entrambi. Se penso alle persone a cui voglio bene penso a persone che ho imparato a conoscere e che cerco di non ferire, con parole o gesti, e capiterà,  perché non siamo perfetti ma sarà un promemoria per non ripetersi.

Diffido delle persone che dicono di voler bene ma che non fanno altro che ferirti in tanti piccoli modi, delle volte impercettibili affinché tu non te ne accorga e poi finisce che ti abitui a dipendere dal “dolore” che ti provocano.

Ok, forse così è ancora troppo generale, perché infondo nella psicologia delle persone esiste la paura che confonde le carte.

Ripetiamo. Diffido di chi dice che ti vuol bene ma che ti ferisce in tanti piccoli modi impercettibili, se nella sua vita non si trova nessuno a cui voglia bene prendendosene cura senza riserve.

Quando le carte in gioco invece sono così mischiate, quando nella loro vita hanno qualcuno a cui dimostrano il loro bene spontaneo allora quella si chiama paura, e forse ci vuole un po’ prima che sia chiaro tutto il quadro. Probabilmente avranno un rapporto quasi di “dipendenza” da quelle persone che ancora le tengono ancorate a quella parte della loro anima non facendola svanire nel nulla. Cambierete voi, cambieranno loro e alla fine tenderanno a farvi andare via perché sono incapaci di farlo, pur stando male. Le persone che vi voglio male, mascherandolo da bene ne traggono giovamento. Queste sono persone, invece, che hanno paura della vita, di voi e di dove pensano che potrete arrivare nel loro cuore, che custodiscono gelosamente e con una paura che forse voi non immaginerete mai. Lo credono anestetizzato.

Vi auguro di rendervene conto in tempo per non dargliela vinta e lottare contro i muri che vi alzano in faccia e contro i mostri che vi appendono addosso. Vi auguro di vincere questa battaglia perché vorrà dire che porterete nella loro anima il sapore nuovo della vita e dell’affetto che  chi non era nei “piani” è capace di dare. Vi auguro di stare bene per essere in grado di riuscirci.

Due persone “ammaccate” o si salvano o si distruggono.

Ve lo auguro perché io la mia battaglia l’ho persa ma ho imparato a riconoscere le paure altrui in un modo così chiaro che neanche pensavo fosse possibile.

Ogni relazione è uno specchio, fate in modo che la loro visione deformata non deformi anche il vostro modo di vedere lo specchio.

Vi auguro sempre battaglie da cui potrete imparare, perché ogni secondo è buono per imparare qualcosa, nel bene o nel male.

Poesie notturne

Non era amore,

Forse più il disperato bisogno che qualcuno ci salvasse.

Intanto io morivo,

tu morivi,

e nella mancanza siamo morte entrambi.

Tu hai scoperto che eri viva,

io che potevo sognare ancora.

L’affetto è premura,

tu eri rabbia verso il mondo.

Mi hai ferito, incurante di tutto.

Sono andata via amandomi prima di tutti,

perché dove non c’è comprensione non esiste affetto, pensavo.

Conosci il “nemico” e saprai come “addomesticarlo”, praticavi.

Hai tolto tutto cio che avevi messo in gioco impulsivamente.

Immobile hai lasciato a me l’arduo compito di non voltarmi.

Intanto ti penso,

intanto mi manchi.

Sopravvalutare è meglio che sottovalutare,

e io l’ho fatto.

Ció che non cerchi non ti interessa.

La paura può essere freno potente.

Ritorni al solito gioco con te unica perdente.

Il dolore vuol dire che sei vivo.

Vivo.

Sorrido.

Bevo.

Gioisco.

 

 

Poesia di notte

Nel passato un provarci

nel presente un ignorarci.

Rileggo la vita

E ci trovo dentro la voglia

affronto la salita

e si stacca una foglia.

Vedo la paura

e intanto si precipita dopo l’altura.

Leggimi e sorprendimi… aria.

 

Silenzi di parole.

Tante parole è così poca coerenza con i fatti. Tutti bravi a giudicare e parlare ma nessuno che agisca secondo quanto detto.

Quanta superficialità nel pronunciare parole con un significato così profondo come “ti amo”, “ti voglio bene”.

Voler bene vuol dire proteggere e difendere quella persona da cose che potrebbero ferirla. Una parola, un gesto, un comportamento. Voler bene è premura.

Scelgo il silenzio. Lo scelgo perché avrei così tanto da dire, forse anche scaricare rabbia che preferisco scaricare in altro modo, scrivendo. Scelgo il silenzio perché so che alcune di queste cose che avrei da dire potrebbero ferire e… voglio bene, quindi taccio. Scelgo il silenzio perché so che anche le parole che non ferirebbero verrebbero fraintese, caricate di un significato diverso da quello che vorrei. Scelgo il silenzio perché quando sai che le tue parole non verrebbero capite ci vuole maturità nel saper scegliere di non sprecarle.

Detesto gli addì, detesto le cose in sospeso, detesto le mancanze. Succedono così tante cose intorno a noi che pensare a cose del genere che potrebbero essere risolte con tanta semplicità mentre si preferisce complicare la vita mi fa tanto male, è così stupido. Un giorno ci sei, l’altro chissà. C’è così tanta superficialità mascherata da saggezza e mi rendo conto di quanta ipocrisia ci sia intorno a noi.

Ognuno vede ciò che vuole vedere, e non è detto che il mio sia il modo giusto o quello di chiunque altro. Ho imparato con il tempo che dove c’è rabbia c’è una visione distorta, dove una persona vede ciò che altri 100 non vedono o è più avanti degli altri o è nella convinzione errata di essere più intelligente. Ho imparato a lasciare andare chi non vuol restare e ho imparato che spesso chi ti allontana senza andarse alla fine ha solo paura. Ho imparato che chi ha tanta paura di te e non sa come affrontarla tende a distruggerti. Ho imparato a dare valore al tempo e alla semplicità, semplice che non vuol dire facile. Ho imparato che chi è brutto dentro lo è con tutti, altrimenti sta solo avendo paura del mondo se alza muri.

E poi impari che il tempo è un grande amico. Tutto quello che ho imparato alla fine può anche non tornare utile se le persone le perdi comunque ma alla fine ciò che avevi visto arriverà, e tu avrai la soddisfazione di non aver sbagliato.